La pesca alla tanuta (nome scientifico Spondyliosoma cantharus) è una pratica affascinante e tecnica, capace di mettere alla prova l’esperienza del pescatore e la sua capacità di adattarsi alle condizioni del mare.

Si tratta di una pesca che può essere affrontata con diverse tecniche, ognuna con caratteristiche, attrezzature e strategie specifiche, e che richiede grande attenzione ai dettagli per ottenere risultati costanti.

In questo articolo analizzeremo come pescare la tanuta utilizzando le principali tecniche, con un focus pratico su attrezzature, terminali, esche e modalità di presentazione.

Verranno inoltre fornite indicazioni utili per scegliere la tecnica più adatta in base al periodo, alle condizioni del mare e al tipo di zona di pesca.

La guida è pensata per chi desidera migliorare la propria efficacia nella pesca delle tanute, comprendendo quando e come applicare ogni tecnica, come impostare correttamente la battuta e quali accorgimenti adottare per aumentare le possibilità di cattura, evitando gli errori più comuni.

Proseguendo nella lettura troverai quindi un approccio completo e strutturato, orientato alla pratica sul campo e alla costruzione di una strategia consapevole, più che alla semplice descrizione teorica.

La tanuta può essere insidiata con successo attraverso diversi tipi di pesca, ognuna adatta a contesti specifici e a differenti condizioni operative.

Non esiste una tecnica universale: la scelta corretta dipende da vari fattori che il pescatore deve saper valutare prima e durante la battuta.

Le principali tecniche includono:

  • Bolentino, sia statico che in leggero scarroccio, particolarmente efficace quando le tanute stazionano in prossimità del fondo e mostrano un’attività alimentare costante.
  • Light Drifting, utilizzato per coprire zone più ampie e intercettare branchi in movimento, soprattutto in presenza di corrente moderata.
  • Traina, impiegata in situazioni specifiche e con assetti mirati, quando si ricerca un approccio più esplorativo e selettivo.
  • Tai rubber, indicato per una pesca tecnica e verticale, efficace su pesce sospettoso o poco attivo.

Ogni tecnica richiede un’impostazione diversa in termini di:

  • attrezzatura e assetto della canna
  • montature e terminali
  • scelta e presentazione dell’esca
  • gestione della barca e della deriva

Indipendentemente dalla tecnica scelta, alcuni principi restano fondamentali:

  • presentazione naturale dell’esca
  • controllo costante della profondità
  • adattamento della strategia di pesca in base alle risposte del pesce

Nei paragrafi successivi entreremo nel dettaglio di ciascuna tecnica, analizzandone vantaggi, limiti e situazioni di utilizzo, così da fornire un quadro completo e pratico per affrontare la battuta di pesca in modo consapevole ed efficace.

Pesca alla tanuta a bolentino

Consente di mantenere l’esca a pochi metri dal fondo e di controllarne costantemente la presentazione, risultando particolarmente efficace quando le tanute mostrano un’attività alimentare regolare.

Può essere praticata sia con barca ferma sia in leggero scarroccio, adattandosi a differenti condizioni di mare e corrente.

Le mangiate sono spesso delicate e progressive, rendendo fondamentale una buona sensibilità dell’attrezzatura e una gestione attenta della ferrata.

In questa tecnica è importante curare:

  • controllo costante della profondità
  • mantenimento dell’esca a ridosso del fondo
  • adattamento della piombatura in base a corrente e deriva
  • utilizzo di terminali equilibrati e sensibili

Questa tecnica permette inoltre di intervenire rapidamente sull’assetto, modificando piombo, braccioli o esche in base alla risposta del pesce, rendendola una soluzione completa e altamente versatile.

Attrezzatura per il bolentino

Il bolentino richiede un assetto improntato alla sensibilità e al controllo verticale, indispensabili per percepire le mangiate spesso delicate e gestire correttamente l’esca in prossimità del fondo.

  • canna specifica con vetta sensibile e fusto progressivo
  • lunghezza della canna adattata a profondità e scarroccio
  • mulinello con frizione fluida e precisa
  • buona capacità di filo per lavorare a diverse profondità
  • trecciato in bobina per aumentare la sensibilità
  • finale in fluorocarbon resistente all’abrasione
  • terminali equilibrati, non eccessivamente rigidi
  • piombatura calibrata in base a corrente e deriva
  • possibilità di variare rapidamente assetto e profondità

Pesca delle tanute a traina

La pesca a traina è una tecnica più situazionale, utilizzata principalmente per esplorare ampie zone di mare e individuare la presenza di branchi attivi.

A differenza delle tecniche statiche, si basa su un movimento continuo e controllato della barca, che consente di coprire superfici più estese.

Viene praticata con velocità ridotte e assetti studiati per mantenere l’esca in prossimità del fondo.

È particolarmente utile quando le tanute non sono concentrate su uno spot preciso o quando si desidera individuare zone produttive da affrontare successivamente con tecniche verticali.

Gli aspetti fondamentali includono:

  • velocità di avanzamento moderata
  • controllo della profondità di lavoro
  • attenzione alla conformazione del fondo
  • gestione della distanza dell’esca dalla barca

La traina non rappresenta una tecnica continuativa, ma una valida soluzione esplorativa e complementare all’interno di una strategia di pesca più ampia.

Attrezzatura per la traina

La traina richiede un assetto più dinamico, capace di mantenere l’esca alla giusta profondità durante l’avanzamento della barca e di assorbire eventuali variazioni di tensione.

  • canna apposita leggera con buona riserva di potenza
  • mulinello robusto con frizione progressiva
  • filo con buona resistenza all’abrasione
  • terminale di lunghezza adeguata alla distanza
  • montature con più ami per una presentazione naturale
  • piombatura o sistemi di affondamento per controllare la quota
  • attenzione costante alla velocità di avanzamento

Pesca alla tanuta con l’inchiku

L’inchiku è una tecnica verticale che utilizza esche artificiali progettate per stimolare l’attacco attraverso movimento e vibrazioni.

Nella pesca alla tanuta risulta efficace quando i pesci reagiscono a stimoli visivi o quando le esche naturali non producono risultati soddisfacenti.

L’inchiku viene lavorato dalla barca, in verticale o in leggero scarroccio, mantenendo l’esca vicino al fondo con recuperi lenti e pause controllate.

Questa tecnica permette di coprire diverse altezze dal fondo e di stimolare l’attacco anche di tanute sospettose.

Per un utilizzo efficace dell’inchiku è importante:

  • scegliere un peso adeguato alla profondità
  • lavorare l’esca con movimenti regolari
  • mantenere il contatto costante con il fondo
  • adattare colore e dimensioni alle condizioni di luce

L’inchiku offre un approccio più dinamico ed è spesso selettivo sulle tanute di taglia.

Attrezzatura per la pesca con l’inchiku

L’inchiku necessita di un’attrezzatura che consenta di lavorare l’esca in modo preciso e controllato, mantenendo il contatto con il fondo e trasmettendo correttamente le vibrazioni.

  • canna per tecniche verticali con buona sensibilità
  • mulinello fluido, adatto a recuperi lenti e regolari
  • trecciato per migliorare il contatto con l’esca
  • finale in fluorocarbon di lunghezza contenuta
  • inchiku con peso adeguato alla profondità
  • assist hook di qualità, ben dimensionati
  • possibilità di variare colore e grammatura dell’esca

Pesca alla tanuta con il kabura

Il kabura è una tecnica verticale affine all’inchiku, ma caratterizzata da un’azione ancora più regolare e continua.

È particolarmente indicata quando le tanute mostrano un comportamento diffidente e rispondono meglio a movimenti lenti e costanti piuttosto che a stimoli bruschi.

L’esca kabura lavora principalmente grazie allo skirt e alle vibrazioni generate durante il recupero, che deve essere fluido e privo di strappi evidenti.

Questo rende la tecnica molto efficace in condizioni di mare calmo o con corrente moderata.

Gli elementi chiave di questa tecnica sono:

  • scelta del peso corretto in base alla deriva
  • mantenimento dell’esca a ridosso del fondo
  • attenzione alle tocche, spesso morbide e progressive

Il kabura si dimostra selettivo sulle tanute di buona taglia e rappresenta una valida alternativa alle tecniche più tradizionali.

Attrezzatura per la pesca con il kabura

Il kabura lavora al meglio con un assetto ordinato e regolare, in grado di valorizzare il movimento naturale dello skirt e di trasmettere anche le tocche più leggere.

  • canna da verticale con azione morbida e progressiva
  • mulinello con recupero fluido
  • trecciato in bobina per massima sensibilità
  • finale in fluorocarbon resistente
  • kabura con testa piombata di grammatura adeguata
  • skirt in silicone ben proporzionato
  • assist hook montati correttamente
  • recupero lento e continuo, senza strappi

Drifting leggero alla tanuta

Il drifting leggero sfrutta la deriva naturale della lenza per coprire zone più ampie senza ancorarsi a uno spot preciso.

È una tecnica indicata quando i branchi sono in movimento o quando la corrente consente uno spostamento lento e controllato.

Durante il drifting, l’obiettivo è mantenere l’esca nella zona di attività del pesce, adattando continuamente profondità e assetto della lenza.

Questa tecnica richiede attenzione costante e una buona gestione della barca.

Gli aspetti fondamentali del drifting leggero sono:

  • controllo della velocità di deriva
  • regolazione continua della profondità
  • capacità di seguire il profilo del fondo
  • adattamento rapido della strategia

Il drifting consente di intercettare tanute in movimento e si integra perfettamente con le altre tecniche, completandone l’approccio.

Attrezzatura per il drifting leggero

Il drifting leggero richiede un assetto flessibile, capace di adattarsi rapidamente ai cambiamenti di deriva e di profondità, mantenendo l’esca nella zona di attività del pesce.

  • canna sensibile ma con buona riserva di potenza
  • mulinello affidabile e preciso
  • trecciato per migliorare la percezione delle mangiate
  • finale in fluorocarbon
  • piombatura leggermente superiore per contrastare la deriva
  • regolazione continua della profondità
  • attenzione costante all’assetto della barca

I terminali per la pesca alla tanuta

I terminali rappresentano uno degli aspetti più delicati e determinanti.

Anche con una buona tecnica e un’attrezzatura adeguata, un terminale poco equilibrato o mal costruito può compromettere l’efficacia dell’azione, riducendo sensibilità e naturalezza nella presentazione dell’esca.

La tanuta è un pesce attento e spesso diffidente: per questo motivo il terminale deve risultare pulito, proporzionato e funzionale alle condizioni, evitando soluzioni troppo rigide o eccessivamente invasive.

Caratteristiche generali di un buon terminale

Indipendentemente dalla tecnica utilizzata, una montatura efficace dovrebbe garantire:

  • naturalezza nel movimento dell’esca
  • buona resistenza all’abrasione
  • sensibilità nella trasmissione delle tocche
  • equilibrio tra robustezza e discrezione

Il materiale più utilizzato è il fluorocarbon, apprezzato per la sua scarsa visibilità in acqua e per la resistenza su fondali impegnativi.

Numero di ami e configurazione

La scelta del numero di ami influisce direttamente sul comportamento della lenza e sulla risposta del pesce.

Nelle battute alla tanuta si prediligono configurazioni semplici e ordinate.

Le soluzioni più utilizzate sono:

  • montatura a due braccioli, equilibrata e versatile
  • terminale a tre ami, indicato quando l’attività è elevata
  • bracciolo singolo, utile in condizioni di pesce diffidente

È importante che i braccioli siano ben distanziati tra loro per evitare grovigli e consentire un movimento libero dell’innesco.

Lunghezza dei braccioli

La lunghezza dei braccioli va adattata al comportamento delle tanute e alle condizioni di pesca.

In linea generale:

  • braccioli più lunghi aumentano la naturalezza
  • braccioli più corti migliorano il controllo e la sensibilità

Un buon compromesso consente di mantenere l’esca attiva senza perdere contatto con la mangiata.

Le esche per la tanuta

La scelta dell’esca gioca un ruolo determinante nella cattura delle tanute, spesso più della tecnica stessa.

Questi sparidi possono mostrare comportamenti molto diversi a seconda del periodo, della pressione di pesca e delle condizioni ambientali, rendendo necessario adattare l’esca utilizzata per stimolarne l’attacco.

In generale, la tanuta predilige esche naturali, presentate in modo pulito e credibile.

La freschezza e il modo in cui viene innescata incidono direttamente sull’efficacia dell’azione di pesca.

Esche naturali più utilizzate

Tra le esche naturali più efficaci troviamo:

  • gambero (intero o a pezzi), molto attrattivo e selettivo
  • sardina o acciuga, utilizzate a trancio o filettate
  • vermi marini (arenicola, americano, coreano), indicati soprattutto con pesce sospettoso
  • calamaro o seppia, più selettivi ma resistenti all’azione dei piccoli pesci

Queste esche si adattano bene a tutte le tecniche, purché vengano presentate correttamente.

Come scegliere l’esca in base alle condizioni

Non tutte le situazioni richiedono la stessa esca: è importante valutare il contesto prima di scegliere.

In particolare:

  • con pesce attivo, esche più consistenti e profumate
  • con pesce diffidente, bocconi piccoli e discreti
  • in presenza di corrente, esche più resistenti
  • su fondali complessi, esche che restano compatte sull’amo

Cambiare esca durante la battuta è spesso la chiave per sbloccare catture multiple.

Innesco dell’esca

Un innesco errato può compromettere completamente l’efficacia della presentazione.

Un buon innesco deve:

  • mantenere l’esca ben salda all’amo
  • preservarne la naturalezza
  • evitare torsioni o movimenti innaturali
  • lasciare la punta dell’amo libera

È preferibile utilizzare ami proporzionati, evitando dimensioni eccessive che rendono l’insieme poco credibile.

Esche artificiali e integrazione con le tecniche verticali

Nelle tecniche come inchiku e kabura, l’esca artificiale diventa il fulcro dell’azione, sostituendo l’attrattiva olfattiva con movimento e vibrazioni.

In questi casi è utile prestare attenzione a:

  • colore dell’artificiale in base alla luce
  • peso adeguato alla profondità
  • recupero lento e costante

Gli artificiali possono risultare molto efficaci quando le tanute rispondono a stimoli visivi o quando le esche naturali non producono risultati soddisfacenti.

Quando pescare la tanuta: periodi e momenti migliori

Capire quando pescarla è uno degli aspetti che più incidono sulla riuscita di una battuta di pesca.

Anche con tecnica e attrezzatura corrette, affrontare il mare nel momento sbagliato può ridurre drasticamente le possibilità di cattura.

La tanuta modifica il proprio comportamento in base alla stagione, alla temperatura dell’acqua e alle condizioni ambientali.

Non esiste un periodo valido in assoluto, ma alcune fasi dell’anno e della giornata risultano decisamente più favorevoli rispetto ad altre.

Stagionalità della tanuta

Nel corso dell’anno, l’attività varia in modo sensibile. In generale:

  • primavera: fase molto produttiva, con pesci attivi e ben distribuiti
  • estate: buona attività, soprattutto alle prime ore del mattino e al tramonto
  • autunno: periodo interessante per tanute di taglia, spesso concentrate su spot specifici
  • inverno: pesca più tecnica e selettiva, con attività ridotta ma possibile in condizioni favorevoli

Durante i mesi più freddi, le tanute tendono a essere meno aggressive, rendendo fondamentali presentazioni discrete e assetti più leggeri.

Momenti migliori della giornata

Oltre alla stagione, anche l’orario influisce in modo significativo sull’attività del pesce.

I momenti generalmente più produttivi sono:

  • alba, quando le tanute iniziano a muoversi per alimentarsi
  • prime ore del mattino, soprattutto con mare calmo
  • tramonto, fase spesso caratterizzata da mangiate decise

Le ore centrali della giornata possono comunque risultare valide, soprattutto in presenza di corrente o su fondali più profondi.

La scelta dello spot è spesso il fattore che fa la differenza tra una battuta produttiva e una giornata infruttuosa.

La tanuta non è un pesce casuale: tende a frequentare spot di pesca precisi e a muoversi secondo logiche ben definite, legate alla conformazione del fondo e alla disponibilità di cibo.

Individuare il punto giusto significa aumentare notevolmente le probabilità di intercettare branchi attivi, riducendo il tempo di ricerca e rendendo più efficace qualsiasi tecnica utilizzata.

In particolare risultano molto interessanti:

  • fondali rocciosi, soprattutto se irregolari
  • fondali misti, con alternanza di roccia e sabbia
  • secche e dislivelli, che concentrano il pesce
  • zone di transizione, dove il fondale cambia rapidamente

Queste aree favoriscono la presenza di organismi di cui la tanuta si nutre e rappresentano punti di passaggio abituali.

Profondità e posizionamento della barca

La profondità varia in base alla stagione e alle condizioni, ma la tanuta viene spesso insidiata a profondità medio-basse o medio-profonde, mantenendo la lenza vicino al fondo.

È importante:

  • posizionare la barca a monte dello spot in presenza di corrente
  • gestire correttamente ancoraggio o scarroccio
  • evitare di stare troppo lontano dal fondo

Un buon posizionamento consente di mantenere la paratura nella zona di attività del pesce per più tempo.

Lettura del fondale e interpretazione delle risposte

Saper leggere il fondo e interpretare le prime risposte del pesce è fondamentale per capire se si sta pescando nel punto giusto.

Alcuni segnali da osservare attentamente sono:

  • mangiate sporadiche ma ripetute
  • tocche leggere senza ferrata
  • catture isolate seguite da pause

In questi casi può essere utile:

  • spostarsi di pochi metri
  • variare profondità o piombatura
  • modificare innesco o terminale

Piccoli aggiustamenti spesso permettono di intercettare il branco nel punto esatto in cui staziona.

Gestione della battuta e strategie operative

Una volta scelta la tecnica, impostata l’attrezzatura e individuato lo spot, entra in gioco la gestione della battuta, ovvero l’insieme di decisioni e adattamenti che il pescatore compie durante l’azione sul campo.

La tanuta può cambiare atteggiamento nel corso della giornata, alternando fasi di attività a momenti di totale inattività.

Per questo motivo è fondamentale mantenere un approccio dinamico e osservare attentamente le risposte del pesce.

Adattare la strategia

Durante una battuta è importante non irrigidirsi su un’unica soluzione, ma intervenire progressivamente sull’assetto di pesca.

Alcune regolazioni utili includono:

  • variare la profondità di pochi metri
  • modificare la piombatura per migliorare la presentazione
  • alternare esche diverse in base alle risposte
  • accorciare o allungare i braccioli
  • rallentare o accelerare il ritmo di pesca

Piccoli cambiamenti, effettuati con metodo, permettono spesso di individuare la configurazione più efficace.

Lettura delle mangiate e ferrata

Le mangiate non sono sempre decise e immediate: spesso la tanuta assaggia l’esca prima di ingoiarla, rendendo necessaria una buona sensibilità nell’interpretare le tocche.

È consigliabile:

  • evitare ferrate troppo rapide
  • accompagnare la mangiata con un leggero recupero
  • mantenere sempre il contatto con la montatura
  • sfruttare la progressività della canna

Una ferrata ben calibrata aumenta le probabilità di allamare correttamente il pesce e riduce il rischio di slamature.

Gestione delle catture e continuità d’azione

Quando si intercetta un branco attivo, è importante mantenere continuità nell’azione di pesca.

In particolare:

  • rimettere rapidamente l’innesco in acqua
  • mantenere la stessa profondità e lo stesso assetto
  • evitare rumori eccessivi a bordo
  • non sovraccaricare lo spot con manovre inutili

Una gestione ordinata della battuta consente di sfruttare al meglio i momenti di attività del pesce e di prolungare la fase produttiva.

Una buona strategia non è rigida, ma si costruisce osservando, adattando e correggendo costantemente.

FAQ sulla pesca alla tanuta

Qual è la tecnica migliore?

Non esiste una tecnica migliore in assoluto.

Il bolentino è la più affidabile e versatile, ma le altre tecniche possono risultare molto efficaci in base a:

  • periodo dell’anno
  • profondità
  • comportamento del pesce
  • condizioni del mare

La capacità di adattarsi è spesso più importante della tecnica scelta.

A che profondità si pesca?

La tanuta viene generalmente insidiata in prossimità del fondo, ma la profondità può variare:

  • fondali medio-bassi in primavera ed estate
  • quote più profonde in autunno e inverno

È sempre consigliabile variare di qualche metro se le mangiate tardano ad arrivare.

Quali sono le esche più efficaci?

Le esche naturali restano le più utilizzate:

  • gambero
  • sardina o acciuga
  • vermi marini
  • calamaro o seppia

Nelle tecniche verticali, anche artificiali come inchiku e kabura possono dare ottimi risultati, soprattutto con pesce sospettoso.

Meglio terminali lunghi o corti?

Dipende dalle condizioni di pesca:

  • terminali lunghi → maggiore naturalezza, ideali con pesce diffidente
  • terminali corti → più controllo e sensibilità

L’importante è mantenere un assetto equilibrato e facilmente adattabile.

Quando è il periodo migliore per pescarle?

I periodi più produttivi sono:

  • primavera e autunno, per attività e qualità del pesce
  • estate, soprattutto all’alba e al tramonto

In inverno la pesca è più tecnica, ma comunque possibile in condizioni favorevoli.

La tanuta è un pesce diffidente?

Sì, soprattutto in zone molto pressate dalla pesca.

Per questo è importante:

  • usare terminali discreti
  • evitare ferrate aggressive
  • curare molto presentazione e innesco

Si possono catturare tanute più grandi con tecniche artificiali?

Sì. Inchiku e kabura risultano spesso selettivi su esemplari di buona taglia, soprattutto quando:

  • il pesce ignora le esche naturali
  • si praticano tecniche verticali su fondali strutturati