La pesca a bolentino è una tecnica che si pratica principalmente dalla barca e che ha come obiettivo le specie che vivono e si alimentano a stretto contatto con il fondo.
È una pesca verticale, diretta, in cui l’esca viene calata sotto la barca fino a raggiungere il fondale e mantenuta attraverso il controllo del piombo e della lenza.
Le origini di questa tecnica di pesca sportiva sono antiche e affondano nella pesca con lenza a mano, una pratica semplice ma estremamente efficace: una lenza armata con più ami e appesantita da un piombo terminale, calata verticalmente e gestita direttamente dal pescatore.
Nel tempo, questa tecnica si è evoluta, canna da pesca e mulinello hanno sostituito il classico supporto manuale, migliorando sensibilità, precisione e comfort, soprattutto su profondità importanti.
Oggi il termine bolentino non identifica una singola tecnica rigida, ma un insieme di approcci che condividono lo stesso principio di base: pescare sul fondo in verticale, adattando assetti e strategie in funzione dell’ambiente e delle condizioni.
È proprio per questo che si parla comunemente di diverse forme di bolentino, ognuna con caratteristiche ben definite:
- costiero, praticato su fondali contenuti e con strumenti leggere
- medio fondale, che richiede maggiore controllo e struementi più strutturata
- Di profondità, la forma più tecnica, svolta su batimetriche elevate
Al di là delle differenze operative, il bolentino resta una tecnica in cui la sensibilità conta più della forza: leggere il fondo, interpretare le tocche e mantenere l’esca nella giusta posizione sono elementi centrali, spesso decisivi, per trasformare una semplice calata in una cattura.
Indice dei contenuti
Come funziona il bolentino
Il bolentino funziona seguendo un principio molto chiaro: portare l’esca sul fondo e mantenerla nella zona di attività del pesce, adattandosi continuamente alle condizioni del mare, alla corrente e alla profondità del fondale.
È una tecnica apparentemente semplice, ma che richiede attenzione costante e una buona capacità di interpretazione di ciò che accade sotto la nostra imbarcazione.
L’azione inizia con la calata della paratura, che non dovrebbe mai essere completamente libera.
Accompagnare il piombo verso il fondo permette di evitare grovigli, di percepire eventuali variazioni del fondale e di capire subito se la corrente è presente e quanto incide sull’assetto.
Una volta raggiunto il fondo, il piombo diventa il punto di riferimento: da lì si lavora mantenendo il contatto e sollevando leggermente la montatura per mettere in assetto gli ami.
Durante la sessione, l’attenzione si concentra soprattutto sulla vetta della canna, che diventa il vero strumento di lettura.
Le tocche possono essere evidenti o estremamente delicate, a seconda della specie e delle condizioni.
Spesso il pesce assaggia l’esca più volte prima di decidersi, ed è proprio in questi momenti che il pescatore deve evitare movimenti bruschi e lasciare lavorare la montatura da bolentino.
Non esiste un’unica gestualità valida in ogni situazione, ma alcuni elementi tornano costantemente nell’azione:
- accompagnare sempre la calata per mantenere controllo e sensibilità
- restare in contatto con il fondo senza trascinare il piombo
- sollevare e riposizionare la montatura per rendere l’esca più visibile
- interpretare le vibrazioni della canna prima di ferrare
La ferrata, quando arriva, è generalmente progressiva, più simile a un aumento di pressione che a uno strappo deciso.
Anche il recupero va gestito con continuità, adattando la frizione e il ritmo alla profondità di pesca e alla preda, perché la differenza tra una cattura riuscita e una persa si gioca spesso nei dettagli.
Tipi di pesca a bolentino
è importante chiarire fin da subito che non esiste un’unica modalità di pratica.
Pur condividendo lo stesso principio di base – il verticale sul fondo – questa tecnica cambia in modo significativo a seconda della profondità, del tipo di fondale e delle condizioni di mare.
Proprio per questo, nel tempo si è affermata una distinzione chiara tra diverse tipologie, ognuna con esigenze tecniche e approcci differenti.
La forma più diffusa è il costiero.
Si pratica su fondali relativamente contenuti, generalmente entro i 30–40 metri, ed è caratterizzato da un’azione più fine e sensibile.
È la tipologia ideale per avvicinarsi a questa tecnica, perché consente di lavorare con attrezzature leggere e di percepire chiaramente le mangiate, anche quelle più delicate.
Salendo di profondità si entra nel bolentino medio fondale, praticato indicativamente tra i 40 e gli 80 metri.
In questa fascia la corrente inizia ad avere un ruolo più importante e il controllo dell’assetto diventa fondamentale.
L’azione resta verticale, ma richiede maggiore attenzione nella gestione del piombo e della montatura, così come una lettura più attenta delle tocche.
Il bolentino di profondità rappresenta invece la massima espressione tecnica di questa disciplina.
Si pratica su fondali importanti, spesso oltre i 100 metri, e impone un approccio più strutturato, sia in termini di attrezzatura sia di organizzazione della battuta.
Qui entrano in gioco fattori come la fatica nel recupero, la gestione della deriva e la precisione nella scelta dello spot.
Pur nella loro diversità, tutte queste forme hanno alcuni elementi comuni che le rendono immediatamente riconoscibili:
- pesca prevalentemente verticale sotto la barca
- ricerca del contatto costante con il fondo
- adattamento continuo a profondità e corrente
- attenzione alla sensibilità dell’attrezzatura
Capire quale tipologia praticare non significa solo scegliere una profondità, ma individuare l’approccio più adatto alle condizioni del momento e all’obiettivo che ci si è posti.
Dove si pratica il bolentino
La pesca a bolentino nasce e si sviluppa come tecnica da barca, ed è in questo contesto che esprime al meglio tutte le sue potenzialità.
La possibilità di pescare in verticale, di posizionarsi con precisione sopra un fondale interessante e di adattare l’assetto alle condizioni del mare rende la barca l’ambiente ideale per la pesca.
Dalla barca, il pescatore può lavorare direttamente sopra secche, pianori, franate o relitti, mantenendo la montatura sotto lo scafo e controllando costantemente la calata e il recupero.
La gestione della deriva, che sia naturale o leggermente corretta con il motore, permette di coprire più fondo e di presentare l’esca in modo più efficace, soprattutto quando il pesce è sparso o poco attivo.
In questo scenario entrano in gioco alcuni aspetti operativi che caratterizzano la tecnica dalla barca:
- posizionamento corretto sul punto
- controllo della deriva e dello scarroccio
- possibilità di lavorare su batimetriche precise
- gestione continua dell’assetto sotto lo scafo
Per questo motivo, quando si parla di bolentino in senso tecnico e completo, il riferimento resta quasi sempre per la pesca dalla barca, che offre il controllo, la precisione e la sicurezza necessari per adattarsi alle diverse tipologie di fondale e alle condizioni del mare.
Nel prossimo paragrafo entreremo nel dettaglio dell’attrezzatura, partendo dalla canna e dal mulinello più adatti.
Attrezzatura per il bolentino
Nella pesca l’attrezzatura ha un ruolo centrale, perché da essa dipendono sensibilità, controllo e comfort.
Non esiste un’attrezzatura “universale”, ma una serie di scelte che vanno fatte in funzione della profondità, della corrente e della tipologia di approccio che si intende praticare.
Comprendere questi criteri è molto più importante che focalizzarsi su marchi o modelli specifici.
La canna da bolentino deve garantire un buon compromesso tra sensibilità e potenza.
Nei fondali più contenuti si privilegiano canne più lunghe e leggere, capaci di trasmettere anche le tocche più timide, mentre aumentando la profondità diventano necessarie canne più corte e robuste, progettate per lavorare con piombi pesanti e mantenere il controllo durante il recupero.
In ogni caso, la vetta riveste un ruolo fondamentale: è lei a comunicare cosa sta accadendo sul fondo.
I mulinelli da bolentino devono essere robusti e proporzionati alla canna e alla profondità.
Oltre alla semplice taglia, contano soprattutto la fluidità del recupero e l’affidabilità della frizione, che deve lavorare in modo progressivo e costante.
Salendo con le batimetriche e con il peso dei piombi, la gestione dello sforzo diventa un fattore determinante, così come la capacità di imbobinare una quantità adeguata di filo.
Anche la scelta dei fili incide direttamente sull’efficacia dell’azione.
Il nylon offre elasticità e tolleranza, mentre il multifibra garantisce maggiore sensibilità e un contatto più diretto con il fondo, soprattutto in presenza di corrente o su grandi profondità.
Spesso i due materiali vengono combinati, utilizzando terminali in fluorocarbon per migliorare la resistenza all’abrasione e la presentazione dell’esca.
Nel complesso, l’attrezzatura deve permettere di:
- mantenere il contatto con il fondo in modo costante
- leggere correttamente le tocche del pesce
- gestire piombi di peso variabile senza affaticarsi
- adattarsi a profondità e condizioni diverse
Nel prossimo paragrafo entreremo nel dettaglio delle montature e dei terminali, chiarendo come sono strutturati e perché fanno la differenza nella sessione
Montature e terminali
Nel bolentino, la montatura rappresenta il collegamento diretto tra il pescatore e il fondo, ed è uno degli elementi che più influenzano l’efficacia dell’azione.
Anche con un’attrezzatura corretta, una montatura mal strutturata può compromettere la presentazione dell’esca, ridurre la sensibilità e aumentare il rischio di grovigli, soprattutto in presenza di corrente o su fondali impegnativi.
La montatura è pensata per lavorare in verticale e mantenere gli ami sollevati dal fondo, nella zona in cui molte specie si alimentano.
In linea generale è composta da un trave principale, uno o più braccioli armati con amo e un piombo terminale che garantisce la discesa e il contatto con il fondale.
A seconda della profondità e del tipo di pesca praticato, questi elementi cambiano per lunghezza, rigidità e disposizione.
Nel costiero si tende a utilizzare montature più leggere e sensibili, con braccioli sottili e piombi contenuti, ideali per fondali relativamente bassi e per pesci diffidenti.
Salendo di profondità, invece, la montatura deve diventare più strutturata: braccioli più robusti, spaziature maggiori tra gli ami e piombi più pesanti aiutano a mantenere l’assetto corretto e a contrastare la deriva.
Indipendentemente dalla tipologia, ci sono alcuni aspetti che tornano sempre nella scelta di una buona montatura:
- equilibrio tra peso del piombo e profondità
- disposizione dei braccioli per evitare intrecci
- utilizzo di materiali adeguati al fondale e alle prede
- capacità di mantenere gli ami in assetto anche con corrente
Capire la logica che sta dietro alle montature è più importante che imparare a memoria uno schema.
Nei prossimi approfondimenti entreremo nel dettaglio delle montature specifiche per ogni tipo di situazione, analizzando varianti, materiali e soluzioni pratiche per adattarsi a ogni situazione.
Esche da utilizzare
La scelta dell’esca è strettamente legata al fondale, alla profondità e alle specie ittiche presenti nella zona di pesca.
Trattandosi di una tecnica di fondo, le esche naturali sono quelle più utilizzate, selezionate per resistere alla discesa, lavorare correttamente sul fondale e stimolare l’attività alimentare dei pesci.
Nel costiero e di medio fondale si utilizzano esche relativamente semplici, facilmente reperibili e molto versatili.
Anellidi, molluschi e piccoli pesci offrono una presentazione naturale e risultano efficaci su un’ampia varietà di specie.
Oltre alla scelta dell’esca, è fondamentale l’innesco, che deve essere curato per evitare che si sfili durante la calata o venga deteriorato dalla corrente.
Tra le esche più utilizzate nella rientrano:
- verme coreano e verme americano
- bibi e altri anellidi di grossa taglia
- Cefalopodi come calamaro e seppia, interi o a strisce
- gambero, vivo o morto
- sardina e piccoli pesci azzurri
- occhi di canna
In alcune situazioni, soprattutto quando si ricerca un predatore di taglia o si pesca su fondali più profondi, trova spazio anche la il bolentino con il vivo.
In questo caso l’esca viene scelta in funzione della specie target e innescata in modo da restare attiva ma controllabile, mantenendo sempre un assetto compatibile con la pesca verticale.
La scelta dell’esca dovrebbe sempre tenere conto di alcuni elementi chiave:
- tipo di fondale e presenza di corrente
- profondità e durata della calata
- comportamento alimentare delle specie presenti
- resistenza dell’esca durante l’azione
Nel prossimo paragrafo vedremo quali specie si pescano, mettendo in relazione fondali, profondità ed esche utilizzate.
Quali specie si pescano
Il bolentino è una tecnica estremamente versatile proprio perché consente di insidiare numerose specie che vivono e si alimentano in prossimità del fondo.
La varietà del pescato dipende principalmente dal tipo di fondale, dalla profondità e dal periodo dell’anno, oltre che dalla scelta dell’esca e dall’assetto adottato.
Nel bolentino costiero, praticato su fondali bassi e medi, le prede sono spesso numerose e distribuite in modo piuttosto uniforme.
Su fondi rocciosi, misti o ricchi di posidonia si incontrano specie abituate a grufolare tra le rocce o a muoversi a breve distanza dal fondo, mentre sui fondi sabbiosi la composizione del pescato cambia sensibilmente.
Tra le specie più comuni del costiero si possono incontrare:
- saraghi e sparaglioni
- sciarrani
- scorfani e tracine
- tordi, donzelle e boghe
- gallinelle e fragolini
- sugarelli
- sgombri
- lanzardi
- pesci piatti
Salendo con la profondità e passando al medio fondale, il numero di specie diminuisce ma aumenta spesso la taglia media dei pesci.
Le secche, i pianori e le franate diventano ambienti ideali per pesci più strutturati, che sfruttano queste zone come aree di alimentazione e passaggio.
In questo contesto sono frequenti catture di:
- pagelli e tanute
- dentici
- triglie di fango
- scorfani di maggiori dimensioni
Nella tecnica di profondità, infine, il pescato cambia radicalmente.
Si entra in un ambiente più selettivo, dove le specie sono meno numerose ma spesso di grande interesse sia sportivo che alimentare.
Qui contano molto la precisione nella scelta dello spot e la capacità di mantenere l’esca nella corretta fascia di profondità.
Tra le prede tipiche del profondo rientrano:
- occhioni (pezzogne)
- naselli e musdee
- pesci sciabola
- gronghi e cernie di profondità
Conoscere le specie presenti nelle diverse fasce di profondità aiuta non solo a scegliere l’esca più adatta, ma anche a impostare una pesca più consapevole e selettiva, valorizzando al meglio il pescato.
Nel prossimo paragrafo vedremo quali sono i periodi e gli orari migliori per praticare la questa tecnica.
Periodi e orari migliori
Uno degli aspetti che rende questa pesca così apprezzata è la sua continuità nel corso dell’anno.
A differenza di tecniche più stagionali, questa tecnica può essere praticata in molti periodi, adattando approccio, profondità ed esche alle condizioni del momento.
Tuttavia, esistono fasi dell’anno e della giornata in cui questa tecnica risulta particolarmente efficace.
Nel costiero e di medio fondale, il periodo più produttivo va generalmente dall’autunno fino alla fine dell’inverno.
In questi mesi il traffico nautico è ridotto, le acque sono più calme e molte specie si avvicinano ai fondali costieri per alimentarsi.
Anche il mare leggermente mosso può favorire l’attività dei pesci, rendendo la pesca più dinamica e continua.
Durante la stagione estiva resta comunque praticabile, soprattutto nelle prime ore del mattino o al calare del sole, quando la pressione antropica diminuisce e le condizioni diventano più favorevoli.
In questo periodo è spesso utile spostarsi leggermente più al largo o aumentare la profondità per trovare pesci meno disturbati.
Per quanto riguarda quello di profondità, il discorso cambia.
Sebbene l’inverno resti il periodo ideale per la ricerca dei pesci di taglia, questa forma di viene praticata con successo anche in estate, approfittando di condizioni meteo-marine più stabili e di finestre di mare calmo che consentono di raggiungere spot distanti.
Gli orari seguono alcune regole generali, valide per tutte le tipologie:
- alba e tramonto sono spesso i momenti più produttivi
- nelle stagioni fredde non sono rare buone catture anche nelle ore centrali
- in estate conviene concentrare l’azione nelle ore meno luminose
Saper leggere il periodo e l’orario giusto significa massimizzare le possibilità di incontro con il pesce, riducendo al tempo stesso la fatica e ottimizzando il tempo in mare.
Nel prossimo e ultimo paragrafo parleremo di buone pratiche ed etica, aspetti fondamentali per una pesca consapevole e rispettosa.
Buone pratiche ed etica
Il bolentino, proprio per la sua efficacia e versatilità, richiede un approccio consapevole e responsabile.
Operare a stretto contatto con il fondo significa interagire direttamente con ambienti delicati e con specie che, se non gestite correttamente, possono subire una pressione eccessiva.
Per questo motivo, oltre alla tecnica, è fondamentale sviluppare attenzione e rispetto per il mare e per ciò che offre.
Una buona pratica parte dalla selezione del pescato: evitare catture inutili, rispettare le taglie minime e rilasciare gli esemplari non idonei permette di preservare la risorsa e garantire continuità nel tempo.
Anche la scelta delle montature e degli ami può contribuire a una pesca più selettiva, riducendo catture accidentali e stress per i pesci.
Altrettanto importante è la gestione dell’azione di pesca.
Evitare di insistere troppo su uno spot improduttivo, limitare l’uso di piombi eccessivamente pesanti quando non necessario e prestare attenzione al fondale aiuta a ridurre l’impatto ambientale.
Nel bolentino, spesso, meno è più: sensibilità, osservazione e adattamento contano più della forza o della quantità di attrezzatura impiegata.
Praticarlo in modo etico significa anche valorizzare il pescato, trattandolo con cura dal momento della cattura fino alla tavola.
È questo approccio che trasforma una semplice battuta di pesca in un’esperienza completa, fatta di rispetto, conoscenza e qualità.
FAQ sulla pesca a bolentino
Che cos’è la pesca a bolentino?
La pesca a bolentino si pratica principalmente dalla barca con attrezzatura specifica e ad un buon ecoscandaglio, che consiste nel pescare in verticale sul fondo utilizzando una montatura con più ami e un piombo terminale.
È una tecnica efficace su diverse profondità e adatta a molte specie demersali.
Come si pesca a bolentino?
Si cala la montatura fino al fondale e mantenendo il contatto con il piombo.
L’azione si basa sulla sensibilità, sulla lettura delle tocche e su un recupero progressivo, adattato alla profondità e alla specie insidiata.
Qual è la differenza tra costiero e di profondità?
Il costiero si pratica su fondali più bassi, generalmente entro i 30–40 metri, con attrezzature leggere.
Quello di profondità si svolge oltre i 100 metri e richiede attrezzature più robuste, piombi pesanti e, spesso, l’uso di mulinelli elettrici.
Quali esche si usano per il bolentino?
Le esche più utilizzate sono naturali: vermi marini, calamaro, seppia, gambero e piccoli pesci.
In alcune situazioni si pratica anche la tecnica con il vivo, soprattutto per insidiare predatori di taglia.
Cosa si pesca a bolentino?
Con il bolentino si possono catturare molte specie di fondo, come saraghi, scorfani, pagelli, dentici, triglie, occhioni, naselli e cernie di profondità, a seconda della fascia batimetrica e del fondale.
Quando è il periodo migliore per il bolentino?
Il periodo più produttivo va dall’autunno all’inverno.
Quello di profondità è molto praticato anche in estate, grazie a condizioni meteo-marine più stabili.
